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  • Immagine del redattoreGiampaolo Coriani

Sicuri che convenga trattare Ultima Generazione come la criminalità organizzata?



Da quello che si apprende dai media, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Padova, nell’ambito di un’indagine iniziata nei confronti di Extinction Rebellion, avrebbe contestato ad alcuni militanti di Ultima Generazione il reato di associazione a delinquere, previsto dall’art. 416 del codice penale, “finalizzata a ostacolare il traffico, a interrompere i pubblici servizi e a imbrattare edifici privati, pubblici e di interesse storico”.

La notizia lascia esterrefatti, per il palese tentativo di alzare il livello repressivo di un sistema già in atto nei confronti di queste organizzazioni, in sinergia con alcune forze parlamentari (di destra) che annunciano proposte di legge con nuove ipotesi di reato o aggravamenti di pena per le condotte dimostrative o di disobbedienza civile descritte.


Ora, giuridicamente è molto difficile che questa contestazione possa reggere al vaglio della magistratura giudicante e che queste condotte possano essere ricomprese nel reato associativo.

Quest’ultimo, per giurisprudenza costante, richiede, fra l’altro, che il fine delittuoso dell’associazione, nata per questo, sia l’unico esistente, e che gli associati debbano ottenere un vantaggio dalla commissione dei reati (altrimenti va contestato il semplice concorso).

Ovviamente il vantaggio personale non esiste (al massimo sarebbe collettivo…) e il fine dell’associazione è quello di sensibilizzare l’opinione pubblica sulle questioni ambientali, anche con azioni dimostrative, pagandone il prezzo, non certo i reati in sé.


Ma anche solo la contestazione di un reato così grave crea evidentemente un problema rilevante dal punto di vista giudiziario per chi la subisce.

Nel contempo, tuttavia, vedere queste ragazze e questi ragazzi trattati come narcotrafficanti, rapinatori o peggio terroristi o mafiosi, criminali organizzati insomma, potrebbe e dovrebbe far suonare un campanellino sempre nell’opinione pubblica, perché anche chi è del tutto digiuno di diritto capisce che si tratta di altro, e che questo è troppo.

E potrebbe essere proprio questa iniziativa della Procura di Padova a far capire a chi magari è d’accordo nel contrastare la catastrofe climatica ma non condivide queste iniziative, che forse è più accettabile fare qualche minuto di coda in tangenziale o usare un po’ di acqua per pulire un monumento, che accettare la proliferazione di leggi repressive e la forzatura delle norme già esistenti, perché dovremmo sapere bene che oggi vengono forzate senza motivo nei loro confronti (che poi sono i “nostri” figli e le “nostre” figlie), domani chissà.

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