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  • Immagine del redattoreDavide Serafin

Superbonus mangia manovra



Dal racconto governativo in quel di Cernobbio, presente il ministro dell’Economia Giorgetti, il Superbonus 110% somiglia sempre più al videogioco degli anni ‘80, Pac-man: la piccola sferetta gialla con la bocca si sta mangiando tutti i puntini lungo il percorso intricato della Legge di Bilancio evitando tutti e quattro i letali fantasmi. Ergo non ci sono soldi, scordatevi le promesse elettorali.

Le cifre della voragine nei conti pubblici sono allarmanti, certo. Lo sono già da qualche tempo e gli interventi legislativi - primo fra tutti la cancellazione del meccanismo dello sconto in fattura, soluzione precedentemente introdotta con il Decreto Rilancio n. 34/2020 - non sembrano essere serviti a scongiurare la scelta della definitiva cancellazione della misura, sempre più probabile con la nuova manovra. A complicare le cose ci si è messa Eurostat, che ha cambiato la classificazione dei crediti cedibili e dello sconto in fattura in quanto “pagabili” obbligando le amministrazioni pubbliche alla revisione dei bilanci per il periodo 2020-2022, tanto che il deficit per l’anno scorso è passato dal 9,5% al 9,7%. Per contro, l’attribuzione per competenza e non per cassa ha il benefico effetto di liberare spazio contabile sul bilancio degli anni a venire (circa 14 miliardi all’anno), ma non sembra che Giorgetti se ne sia accorto.


I numeri divulgati in queste ore probabilmente sono utili - più che altro - a consolidare la scelta della cancellazione sia nella compagine di maggioranza che nell’opinione pubblica, essendo stato il 110% una manna sia per il settore edile - che ha da sempre un rapporto privilegiato con le compagini politiche di centrodestra - sia per i ceti più abbienti, principali beneficiari della misura (questo almeno sino alla progressiva limitazione del Superbonus ai soli condomini, attuata durante il governo Draghi).

Tale situazione così nefasta sta disarmando il bilancio pubblico della sua principale misura volta all’efficientamento energetico degli edifici. La generosità del Superbonus avrebbe dovuto restituire alla generalità gli effetti positivi di una riduzione del numero delle abitazioni private classificate energivore, obiettivo mai quantificato con precisione e sul quale mai nessun governo ha effettuato precise verifiche. Le statistiche ENEA aggiornate a luglio 2023 mostrano questa tendenza: il numero di edifici asseverati è pari a 421.995, il 3% di tutti gli edifici residenziali privati esistenti. Di questi, 71.175 sono edifici condominiali (17%), 235.942 sono edifici unifamiliari (56%), 114.872 sono le unità immobiliari funzionalmente indipendenti (27%), ben 6 sono i castelli! Siamo ben lungi dall’aver messo a terra le risorse necessarie ad affrontare in primis le famiglie in condizione di povertà energetica e che sono primariamente esposte ai rischi della crisi climatica.


Come abbiamo scritto in Ossigeno n. 12, nell’attuale versione del PNIEC (Piano Nazionale Integrato per l'Energia e il Clima - in corso di revisione) gli obiettivi di consumo di energia primaria e finale al 2030 sono pari a 103,8 Mtep (e tasso dello 0,8 per cento di efficientamento annuo), con una traiettoria che prevede circa il 35 per cento del risparmio nel settore degli edifici. Come riusciremo a conseguire questi obiettivi resta un mistero. La vituperata Direttiva EPBD, cosiddetta “Case Green” impone agli Stati nazionali di istituire piani di ristrutturazione, includendo regimi di sostegno e misure per facilitare l'accesso a sovvenzioni e finanziamenti. Dalle parti del dicastero dell’Economia non sembrano avere mezza idea su come affrontare tutto ciò. Eppure, quando si è trattato di affrontare la crisi energetica, un fiume di denaro è affluito per sostenere la spesa delle famiglie in combustibili fossili, tanto che i sussidi ambientalmente dannosi, nella cifra certificata dal Ministero dell’Ambiente, sono saliti a 22.4 miliardi di euro l’anno (2022). Siamo alle solite: in emergenza e dinanzi al rischio di generare malcontento popolare, i soldi si trovano sempre, mentre quando si tratta di accompagnare la transizione dai combustibili fossili alle energie rinnovabili, il meccanismo si incarta.

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