• Francesca Druetti

Tra gestione del conflitto e mancanza di empatia





Il video del confronto tra Boldrini e le giovani manifestanti nella piazza per l'aborto libero e sicuro è una lezione non tanto sulla distanza tra la politica e le piazze, o tra la sinistra e le periferie, o tra il Parlamento e i "bisogni veri delle persone" - ricordiamo che il Parlamento è infarcito di onorevoli i cui cavalli di battaglia sono le mamme in Peppa Pig, la salvaguardia del presepe e la cancellazione del reddito di cittadinanza - ma sulla totale incapacità di molta parte della classe politica di gestire il conflitto, di guardarsi dal di fuori e, soprattutto, di esercitare una qualità di cui ci sarebbe un enorme bisogno, e cioè l'empatia.


Dire a una persona che alza il tono "Capisco che sei arrabbiata" ha chiaramente l'effetto opposto rispetto all'apertura di un dialogo, e lo sappiamo bene, perché mettere come condizione per la discussione il controllo del tono dell'altro è da sempre una tattica usata contro le donne. Concludere uno scontro verbale con un applauso ironico e "Ve li difenderà Fratelli d'Italia i diritti" segna il confine tra chi tutto sommato un po' di opposizione non è nemmeno così scontento di farla e chi invece è convinto che "non ci siano governi amici" perché le prove del contrario non sono abbastanza convincenti. Reagire a una situazione chiaramente scivolosa - una manifestazione incazzata e non strettamente di area, un gruppo di attiviste e attivisti giovani e preparati, un cellulare che registra in faccia - in maniera scomposta e conflittuale non aiuta a colmare le distanze. Non tanto con i ragazzi e le ragazze del video, che non hanno chiaramente un particolare interesse a ricomporre o anche solo a sviluppare il confronto con Boldrini, ma con chi guarda lo scambio.


Ci sono delle responsabilità del Partito Democratico, che rimane il partito più ingombrante del centrosinistra, nonché frequentemente e tenacemente al governo ad ogni costo, nella mancata piena applicazione delle leggi esistenti o approvazione di nuove norme che latitano da anni? Ci sono e sono enormi. E ci sono forze politiche che hanno pagato un prezzo molto alto in termini di agibilità politica e di consenso per averle sempre sottolineate. Dallo Ius Soli, all'aborto, ai matrimoni egualitari, al salario minimo, la lista è molto lunga. Oltre alle singole leggi, ci sono poi le politiche di più lungo corso come i tagli alla sanità pubblica, citate dall'attivista nel video.

Anni di politiche al ribasso, di larghe intese, di tenere dentro tutti però qualcuno di più - e qualcun altro ancora per niente - hanno creato le condizioni per la rabbia delle piazze, delle periferie, di chi vede che il proprio destino è saldamente in mano a persone che non riconoscono abbastanza l'urgenza e non dimostrano né a fatti, né a parole, di essere davvero interessati a lottare per esso. Non è una distanza fisica né necessariamente di status, anche se per un'illusione ottica può sembrare tale: senza finire a fare generalizzazioni o cherry picking, abbiamo avuto tantissimi esempi di persone che, nate e cresciute in periferia, o provenienti da una storia di povertà o sfruttamento, non hanno poi fatto la differenza in politica. O l'hanno fatta di segno opposto a quello che ci si sarebbe aspettati. Non mi riferisco per forza a Teresa Bellanova, ma Teresa Bellanova è un ottimo esempio. È una distanza che nasce, tornando all'inizio, dalla mancanza di empatia, che invece ci servirebbe moltissimo in questo momento; dall'incapacità, dopo tanto tempo passato a discutere di privilegi, di riconoscere i propri e farne un punto di forza per tutti, invece che un tallone d'Achille; dal rifiuto di assumersi le proprie responsabilità, che sarebbe una cosa utilissima per respingere invece le critiche che non vanno a segno. Per esempio, un suggerimento non richiesto a Boldrini: se non si ha intenzione, anche giustamente, di rispondere delle responsabilità del Partito Democratico, una buona idea sarebbe non starci, se è una posizione così difficile da sostenere. Oppure non lo è, e allora però è una scelta ragionata e non si possono prendere solo i pro e non i contro.