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  • Immagine del redattoreGiampaolo Coriani

Ultima Generazione, c’è un giudice anche a Firenze



Il 22 luglio 2022 tre attivisti di Ultima Generazione entrano alla Galleria degli Uffizi e incollano le proprie dita alla vetrata di protezione della Primavera di Botticelli, poi aprono uno striscione di protesta contro l’utilizzo di gas e carbone e infine si siedono a terra.

Il personale chiude prima la sala, poi tutto il museo, chiamando i Carabinieri, che inizialmente cercano di convincere gli attivisti a seguirli al Comando “per far riferire le proprie ragioni”, poi, visto che si rifiutano, li portano via a forza, caricandoli di peso sulle auto di servizio.

Intanto la colla viene facilmente rimossa dal personale.

La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Firenze contesta agli attivisti reati plurimi e gravi, in concorso, quali l’organizzazione di manifestazione senza preavviso al Questore, l’interruzione di pubblico servizio, e, per uno fra loro, la resistenza a pubblico ufficiale (reato la cui pena sarà presumibilmente aumentata con il “pacchetto sicurezza”).


All’udienza filtro, introdotta dalla riforma Cartabia, tuttavia, il Tribunale, accogliendo integralmente le tesi degli ottimi difensori, avvocati Francesca Trasatti e Luigi Dell’Aquila, pronuncia assoluzione con formula piena, per l’insussistenza dei reati.

Anzitutto per giurisprudenza costante, e soprattutto dopo l’intervento della Corte Costituzionale, non è richiesto il permesso dell’Autorità per una riunione che si tenga non in luogo pubblico ma solamente aperto al pubblico.

Il Tribunale ha confermato che un museo, spazio chiuso dove si entra con il biglietto, è luogo aperto al pubblico.

L’interruzione di pubblico servizio, poi, non c’è stata perché sono state le autorità museali a chiudere prima la sala poi il museo stesso, scelta legittima ma che non consente di dire che l’interruzione sia intervenuta in nesso diretto di causalità con l’azione dimostrativa (che anzi, per avere successo presupponeva proprio l’apertura e il passaggio dei visitatori).


Infine, non è provata la resistenza a pubblico ufficiale, poiché sbracciarsi (!) o gridare, uniche condotte descritta nei verbali dei Carabinieri, non comportano né violenza né minaccia e comunque non configurano il reato.

Piuttosto si chiede il Tribunale a che titolo i Carabinieri stessero conducendo gli attivisti in caserma, non sussistendo alcun presupposto per la limitazione della loro libertà personale, e quindi con la possibilità di applicare anche la relativa scriminante perché il pubblico ufficiale pareva aver agito eccedendo arbitrariamente i limiti delle proprie attribuzioni.

Ora, posto che le motivazioni appaiono ineccepibili, quali conclusioni si possono trarre?

Da un lato sembra evidente un eccesso nelle reazioni delle Autorità, che siano quelle museali o di pubblica sicurezza, che è probabilmente figlio dell’eccesso di reazione politica dell’attuale maggioranza di governo (una forma mentis che alberga anche in buona parte dell’opposizione, purtroppo) contro ogni forma di protesta, anche se, come in questo caso, pacifica, non violenta e che non comporta danno alcuno per persone e cose.

Non si può manifestare dissenso, evidentemente, e così si creano nuovi reati, si inaspriscono le pene e ci si costituisce addirittura parte civile per imbrattamenti con vernice lavabile, perché gli ecoattivisti sono identificati come nemici dichiarati.


Poi certo, c’è un giudice a Firenze come a Berlino, ma intanto queste ragazze e questi ragazzi hanno processi pendenti, devono affrontare spese legali, a volte, come succede a studenti di Cagliari, sono addirittura oggetto di provvedimento di allontanamento da parte del Questore per ben quattro anni e non possono più frequentare l’Università alla quel sono iscritti.

Per questo ci si augura che questo precedente possa far ben sperare.

Non tanto per il governo che prima nega i cambiamenti climatici, poi di fronte all’evidenza e ai disastri nega che siano conseguenza dell’agire umano.

Non tanto e non solo per avere ragione in Tribunale, dopo.

Ma per la società, per le Autorità, per la reazione che come comunità dovremmo avere di fronte ad una protesta pacifica, compresa quella parte balbettante dell’opposizione che non riesce geneticamente ad accettare questo tipo di iniziative.

Insomma, magari la prossima volta la sala potrebbe rimanere aperta, i visitatori potrebbero ascoltare le ragioni della protesta, che finirebbe pacificamente, come era iniziata.

Invece, a proposito di abusi e di pubblico servizio, qualcuno territorialmente competente potrebbe verificare se è normale per un ministro fermare un treno ad alta velocità perché è in ritardo ad una inaugurazione?

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