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  • Immagine del redattoreRedazione People

Un appello da Gerusalemme


Condividiamo, nel più alto senso del termine, questo appello firmato da due docenti della Hebrew University di Gerusalemme su quanto sta avvenendo in Israele, a Gaza e in Cisgiordania.


Cari amici e chiunque altro stia ascoltando!

Vi scriviamo col cuore pesante e un acuto senso di lutto e di perdita, a esattamente una settimana dal 7 ottobre, quando il terribile attacco terroristico perpetrato da Hamas è iniziato. Così tante vite innocenti perse, ferite, ancora disperse o tenute in ostaggio.

Alcuni di loro li conosciamo personalmente. Questa violenza deve finire, così come l’uccisione brutale e indiscriminata di civili a Gaza, dove milioni di innocenti vengono bombardati e intrappolati senza riparo e senza accesso a beni di prima necessità. Per favore scrivete, gridate e alzate la voce per contribuire a porre fine a questo incubo prima che peggiori ulteriormente.


E infatti ci sono altre cattive notizie provenienti da altre zone che dovreste conoscere.


C’è un’ondata di disperate richieste di aiuto da parte di molte comunità palestinesi in tutta la Cisgiordania. Queste comunità negli ultimi anni hanno subito crescenti vessazioni da parte di bande armate, con sede negli avamposti dei coloni, che con violenze, minacce e furti continui, soprattutto di terra, hanno reso insopportabile la vita per i palestinesi. Alcune comunità sono già state costrette ad abbandonare le proprie case e mettersi in salvo. Dal 7 ottobre, i sequestratori, con il completo appoggio dell’esercito e della polizia, hanno scatenato una furia violenta, sparando a vista (per uccidere) palestinesi innocenti (come nei villaggi di a-Tuwani e Qusra), invadendo le loro case, picchiando uomini, donne e bambini, distruggendo proprietà, eccetera. Il rivolo delle evacuazioni sta diventando un diluvio (Al Qanoob, Wad-i-Sik, famiglie di Al-Mhabas e Samra, sono solo alcuni esempi degli ultimi 4 giorni). Siamo di fronte a una grave emergenza di vaste proporzioni: un disastro irreversibile. Una volta partite le famiglie palestinesi, i coloni si affrettano ad arrivare e radono al suolo il villaggio. Gli occhi del mondo sono rivolti altrove – forse comprensibilmente, dato l’incredibile bilancio delle vittime civili su entrambi i lati del confine di Gaza – ma quando il mondo volgerà nuovamente lo sguardo a ciò che sta accadendo nell’Area C, potrebbe benissimo essere troppo tardi.


Quindi, quando chiedete ai vostri leader di fermare gli attacchi contro i civili e di rilasciare immediatamente gli ostaggi, per favore dite loro di dare ascolto anche a queste richieste di aiuto e di chiedere che il governo israeliano interrompa immediatamente gli attacchi in Cisgiordania. Solo un forte intervento internazionale potrà forse fermare la marea di espulsioni violente.


Con speranza per giorni migliori,

David Shulman e Yigal Bronner

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