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  • Immagine del redattoregiuseppe civati

Un batter d’ali di farfalla a Cagliari…



Il sistema politico italiano è impazzito per la Sardegna: a destra è tutto un parapiglia, tra le opposizioni si percepisce un fermento inusitato. È la fragilità del sistema politico italiano, di questi tempi: alla confusione della parte sinistra eravamo abituati, la novità apparsa con più chiarezza è la monumentale debolezza del gruppo dirigente della destra.

E siccome si coglie fior da fiore, dipenderà dall’Abruzzo – altra regione solitamente non considerata così “strategica” dagli analisti – aprire la stagione politica delle elezioni europee e della seconda parte della legislatura. Se Meloni e il suo candidato iper-meloniano dovessero perdere, beh, sarebbe la conferma di una tendenza. Ancora molto generica, va detto, ma di tendenza si potrebbe parlare. Il paradosso è che invece se dovessero confermarsi alla guida dell’Abruzzo, si confermerebbero con più forza alla guida del Paese.

Dall’altra parte, ci si chiede se il campo largo degli oppositori, che in Sardegna era largo solo fino ad un certo punto e in Abruzzo sarà larghissimo, farà tesoro di questi passaggi. Conte e Calenda hanno già ricominciato a martellarsi, si apre la corsa alla leadership che di solito porta soltanto guai e sembrano sempre mancare un progetto e una visione comune. Del resto si viene dalla sconfitta del 2022, provocata in buona parte dalle divisioni degli stessi campisti (si dirà così?).

Tutto questo porterà tutti i protagonisti citati fin qui a vivere l’Abruzzo come se fosse l’Ohio delle Presidenziali americane. Sappiamo che non è davvero così, ma un po’ invece lo sarà, nella politica del giorno per giorno che ci accompagna da tempo.

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