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  • Immagine del redattoreGiampaolo Coriani

Un milione in 58 minuti: altro che salario minimo



Un milione di euro in 58 minuti. Questo il guadagno (al lordo delle trattenute fiscali e delle spese) ottenuto dalla strana coppia formata dal compagno della ministra Santanchè e dalla coniuge del Presidente del Senato La Russa con una compravendita immobiliare lampo, una villa a Forte dei Marmi acquistata e poi rivenduta ad un prezzo maggiorato ad un imprenditore in meno di un’ora nel gennaio di quest’anno.

Probabilmente è bastata una visura catastale ai cronisti di Domani, impegnati come quelli di Report nella verifica delle dichiarazioni in Parlamento della Ministra sulla “complicata” situazione delle sue società e dei loro dipendenti, per scoprire questa curiosità.

Tutto perfettamente lecito, due atti pubblici da due notai e persino la piena consapevolezza dell’imprenditore circa il prezzo maggiorato.

D’altronde viviamo nell’epoca del re-sell, e sappiamo bene come sia impossibile comprare i biglietti per il Colosseo direttamente dal sito dedicato, perché vengono acquistati in automatico grazie a programmi lanciati dagli speculatori, e rivenduti sui loro siti a prezzo maggiorato.

E così i biglietti dei concerti, e persino le sneakers, con alcuni modelli introvabili e impossibili da acquistare sul sito ufficiale (i genitori di adolescenti lo sanno bene), se non, appunto, al triplo del prezzo di vendita al pubblico sui siti e persino nei negozi fisici di rivendita.

Su questi fenomeni sarebbe il caso, per la politica, di fare luce, ed eventualmente regolamentare la materia, oppure, per la magistratura, di verificare l’eventuale sussistenza di reati.

Ma la politica, appunto sembra, indirettamente, impegnata a fare affari, che invece sono, come detto, del tutto leciti, anche se curiosi, viste le cariche istituzionali delle persone, indirettamente, coinvolte, molto vicine ai fortunati protagonisti.

Intanto la selezionatissima platea che riceverà la social card “Dedicata a te”, ben 382 euro una tantum, solo per famiglie con ISEE sotto i 15.000 euro, niente single, non cumulabile con il reddito di cittadinanza, è impegnata a scorrere l’elenco di quello che ci può comprare.

Solo beni alimentari di prima necessità, indicati nell’allegato 1, ad esempio il pescato fresco, ma non quello surgelato, carni di ogni tipo ma non salumi, miele ma non marmellata, acque minerali ma non bibite, una moderna tessera annonaria, insomma, ma concordata con il dietologo.

D’altronde siamo in guerra, o meglio, lo sono quelli che ne subiscono le devastanti conseguenze dirette in Ucraina, e indirette qui da noi, sul costo della vita, sui mutui, sulle vacanze che non si possono più permettere.

Ma se hai due milioni e mezzo di euro disponibili (e forse anche se non li hai, a quanto pare stia emergendo) e gli agganci giusti, puoi farli diventare tre e mezzo in 58 minuti, e per te la guerra non esiste.

Anzi, può essere che per il tuo segmento sociale diventi un’opportunità.

Ma 9 euro l’ora di salario minimo no, sono troppi, signora mia, nella malaugurata ipotesi persino le opposizioni ipotizzano un aiuto economico dello Stato ai poveri imprenditori costretti a pagare stipendi dignitosi ai sensi dell’art. 36 della Costituzione.

Si chiamano diseguaglianze, e sono sempre più evidenti e insopportabili, e forse inserire nell’elenco dei beni di prima necessità anche le brioches (prodotti della panetteria e della pasticceria), potrebbe non essere di buon auspicio per la moderna Maria Antonietta al governo.

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