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  • Immagine del redattoreFranz Foti

USA: Trump tentato dal putsch istituzionale


La corsa per le elezioni presidenziali americane del 2024, cominciata da solo qualche settimana, ha già preso una china talmente preoccupante da aver superato persino le più fosche previsioni.

Quanto è brutta la situazione?

Diciamo solo che questa settimana Trump - che ricordiamo essere il quasi certo candidato dei repubblicani alla presidenza, con oltre il 60% dei consensi interni al partito repubblicano e circondato da concorrenti che non sembrano avere alcuna chance - ha prima fatto defenestrare l'attuale (ex?) speaker della House of Representatives Kevin McCarthy, poi si è dichiarato disponibile a sostituirlo, poi si è lanciato in dichiarazioni di stampo nazista intervistato da un sito di estrema destra. Tutto in meno di quattro giorni.


Andiamo con ordine: già al momento della sua elezioni 10 mesi fa, su questa rivista si era scritto che l'ascesa di McCarthy alla guida della camera bassa statunitense era il segno della balcanizzazione del partito repubblicano, preda di una guerra per bande da diverse fazioni tutte accumunate da diverse gradazioni di fede nel trumpismo, dall'alta fedeltà al cieca obbedienza. Ed era stato fin troppo facile che la leadership della camera avrebbe inevitabilmente finito per soccombere alle richieste via via più estrema dell'ala di estrema destra, fino a capitolare o a cessare di esistere, o a tutte e due.

E oggi, infatti, McCarthy paga la "colpa" di aver acconsentito all'ultimo minuto a un accordo coi democratici per approvare la legge di bilancio federale e scongiurare uno shut-down che avrebbe mandato sul lastrico milioni di famiglie americane. Il che era l'obiettivo dichiarato degli ultra-trumpiani - gli pterodattili, li si era chiamati, in opposizione ai normali falchi, in assenza di colombe - che hanno quindi deciso di far passare una sorta di mozione di sfiducia nei confronti dello speaker della loro stessa maggioranza. È la prima volta che accade nella storia plurisecolare della House, per dare un senso del peso della cosa.


Si pone quindi ora il problema della successione, perché essendo appunto il partito repubblicano balcanizzato, non c'è un nome condiviso per il dopo McCarthy. Il più probabile sembrerebbe essere Jim Jordan, un lottatore e allenatore di lotta greco-romana e principale esponente dell'ala di estrema destra dei repubblicani, noto alle cronache USA per essere stato uno dei principali oppositori della riforma sanitaria di Obama e per essere stato definito dall'allora leader dei repubblicani alla Camera, John Boehner, un "terrorista istituzionale". Ma, nonostante l'endorsement dello stesso Trump, Jordan non sembra avere al momento i numeri sufficienti per farsi eleggere. Siamo quindi, ancora una volta, allo stallo, con la Camera ferma in attesa che i repubblicani si decidano a fare qualcosa.


E allora la soluzione la dà Trump: «lo faccio io, se serve», ha dichiarato. Davvero. E la notizia è che forse potrebbe - la Costituzione americana non dice espressamente che lo speaker debba essere un membro eletto dell'assemblea, ma che a fermarlo potrebbe essere il regolamento della componente parlamentare del suo partito. Nello statuto dei repubblicani al Congresso è infatti scritto che non è possibile eleggere nella leadership istituzionale del partito membri che abbiano pendenze processuali per reati penali, e come tutti sanno Trump ha è al momento imputato in quattro processi. Ops. Ma i regolamenti sono fatti per essere cambiati, hanno prontamente ricordato i media vicini alla destra USA. Quindi mai dire mai.

Vale la pena ricordare che, tra le varie cose, lo speaker della Camera è il secondo in linea di successione per la Casa Bianca. In altre parole se succede qualcosa al Presidente, e poi succede qualcosa alla Vicepresidente, è la guida della House of Representatives a subentrare, fino alla fine del mandato.


Una sorta di putsch istituzionale, quello di Trump? Il dubbio viene, non solo perché è ormai evidente che lui e il suo partito - nel senso proprio di sua proprietà - sono capaci di tutto, ma anche perché come si accennava all'inizio la spirale discendente del palazzinaro del Queens è ormai arrivata ad abissi di cupezza mai visti. Intervistato dal sito di estrema destra The National Pulse a proposito della crisi migratoria al confine col Messico, Trump ha infatti dichiarato letteralmente che gli immigrati «stanno avvelenando il sangue del nostro paese». Se questo non vi fa pensare al Mein Kampf, non so cosa potrebbe.


Manca più di un anno alle elezioni USA del novembre 2024, e siamo già a questo livello. Non osiamo nemmeno immaginare cosa ci aspetta nei prossimi mesi.

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