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  • Immagine del redattoreDavide Serafin

Venti euro per sei ore di lavoro. In nero



Venti euro per sei ore di prova: è questa la proposta di lavoro che un ragazzo di Modena si è visto rivolgere da un ristoratore della zona. Non è un'offerta ricevibile, tanto più che non vi è nemmeno l'ombra di un contratto. Sei ore di lavoro in nero, con la scusa che è "una prova". Il ragazzo non ha chiamato la Guardia di Finanza o gli Ispettori del lavoro. No. Ha filmato tutto e pubblicato su TikTok. Così ci si oppone allo sfruttamento lavorativo, in assenza di controlli e di efficiacia delle misure sanzionatorie. L'unica via è rendere note a tutte e tutti le condizioni di sfruttamento a cui si è sottoposti, divulgarle ai followers e infine ai giornalisti che scandagliano i gangli dei social network per cercare l'ultima notizia in esclusiva. Come scrivevamo in "Salario Minimo", (ed. People, 2022) «È evidente che non c’è fiducia nelle istituzioni, che lo Stato viene percepito come inadeguato, incapace di cambiare lo stato delle cose, quasi succube delle organizzazioni datoriali, incapace di garantire le tutele calpestate. E nella maggior parte dei casi, si ha maledettamente bisogno della misera paga che viene erogata: il ricatto “se denunci non ti faccio lavorare più” ha un prezzo enorme che nessuno riesce a sostenere da solo.

Ma d’altronde come può chiedere tutele un lavoratore quando, per dimostrare le sue ragioni, deve sempre fornire prove certe dei torti subiti?».

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