• Giuseppe Civati

Veramente?



Veramente volete vivere in un paese così?


Veramente volete vivere in un paese «Dio, patria e famiglia», senza alcun rispetto per la laicità dello Stato e nemmeno per le persone sinceramente religiose? Con riferimenti alla dittatura e al regime fascista? Con la retorica della famiglia tradizionale che non è nemmeno coerente con i comportamenti di chi ne parla, peraltro? Con l’idea di escludere tutti coloro che vivono o credono in qualcosa di diverso?


Pensateci un momento.


Veramente volete vivere in un paese che punta sul nazionalismo e lo vuole imporre come schema politico agli altri paesi europei, ritenendo – non da ora – migliori amici politici Putin, Orbán e Trump? Un paese che guiderà il fronte anti-europeo all'interno della stessa Europa, in compagnia di chi rappresenta la parte più retriva della Ue?


Pensateci un momento.


Veramente volete vivere in un paese che si metterà alla guida di chi nega i cambiamenti climatici, pur subendoli come e più di altri? Che prenderà in giro Greta – che ridere! – senza fare nulla per evitare il collasso climatico? Che continuerà a alimentare economie fossili, mettendoci in pericolo e facendoci perdere capacità di innovare e quindi di competere? Che farà un deserto – non è una metafora – intorno a sé?


Pensateci un momento.


Veramente volete vivere in un paese in cui si abbasseranno ancora le tasse ai ricchi e non si darà dignità ai salari dei lavoratori più poveri? Perché la flat tax va bene, ma il salario minimo giammai. E le tasse sulle rendite? Figuriamoci.


Pensateci un momento.


Veramente volete vivere in un paese che mette in discussione la legislazione sull’aborto e sull’autodeterminazione della donna? La 194 è già applicata con grande difficoltà, davvero vogliamo peggiorare (ancora!) le cose?


Pensateci un momento.


Veramente volete vivere in un paese in cui gli omosessuali sono (mal) sopportati? In cui i diritti sono vissuti con fastidio, in cui si rimpiange un’epoca in cui ce n’erano meno? In cui la libertà personale non era davvero personale ma era affidata a qualcuno che decideva al posto nostro? In cui la condizione della donna era strettamente (se non esclusivamente) legata a quella della madre e della donna-di-casa?


Pensateci un momento.

Veramente volete vivere in un paese in cui ci si compiace di far morire le persone nel mar Mediterraneo? Ci si dichiara eroi nel fermare disperati al largo delle coste italiane o sulle banchine dei nostri porti? In cui si minacciano sfracelli a livello europeo senza trovare un modo più umano per affrontare un fenomeno epocale come quello che riguarda l’intero genere umano?


Pensateci un momento.


Veramente volete vivere in un paese in cui il moderato al governo, quello responsabile e credibile, è Silvio Berlusconi, già noto a livello internazionale per la sua “moderazione”? Puntiamo ancora una volta sulla credibilità che si rovescia in barzelletta e scherzo? In cui anche un sindaco polacco – nazionalista – può schernire un ex-ministro?


Pensateci un momento.


Veramente volete vivere in un paese in cui le armi siano più diffuse, con i politici che si fanno fotografare mentre imbracciano fucili mitragliatori e impugnano pistole, all’insegna di una giustizia fai-da-te?


Pensateci un momento.


Veramente volete vivere in un paese in cui non si propone alcuna soluzione alla questione dell’immigrazione e della convivenza con le persone che provengono da lontano, se non per strumentalizzare l’argomento fino alla prossima campagna elettorale?


Pensateci un momento.


Volete veramente vivere in un paese in cui il colore della pelle costituisca un “problema” insormontabile e le cittadine e i cittadini che chiedono di essere riconosciuti come italiani debbano aspettare anni e anni, anche se sono nati e cresciuti in Italia, perché a sentir loro non saranno mai compiutamente cittadini italiani? Eppure crescono con noi, vivono con noi, pagano le tasse, partecipano al nostro stesso welfare? E hanno scelto l’Italia, in molti casi, come paese dove vivere e crescere i propri figli.

Pensateci un momento.


Veramente volete vivere in un paese in cui la classe di governo, che finge di esservi arrivata or ora ma frequenta quelle stanze da vent’anni, oscilli tra il populismo e il complottismo, dando credito alle più becere fantasie di complotto, che le serve per “spiegare” fenomeni complessi e dare la colpa a qualche nemico? Che dalla cultura del nemico trae il fondamento della propria identità?


Pensateci un momento.


Veramente volete vivere in un paese con un governo che mantiene rapporti e relazioni con gruppuscoli di fascisti dichiarati e xenofobi irriducibili? Nostalgici della follia della dittatura e del regime liberticida, di gerarchi ancora commemorati, di momenti osceni e dolorosi della nostra storia?


Pensateci un momento.


Veramente volete vivere in un paese che diventa la patria dell’ultraliberismo senza fine e senza regole, al di là della facciata “sovranista” che non fa nulla per cambiare i rapporti di forza, se non in favore dei potenti che rappresenta?


Pensateci un momento.


Veramente volete vivere in un paese in cui il linguaggio pubblico sia pieno di odio, di darwinismo sociale, di risentimento verso le minoranze e di disprezzo per i più deboli e marginali?


Pensateci un momento.


Veramente volete vivere in un paese che si trasforma in una macchina del tempo, per riportarci agli anni Cinquanta – se va bene – o agli anni Trenta – se va peggio?

Pensateci un momento.


Veramente volete vivere in un paese che disprezza la pace e la tolleranza?


Pensateci un momento.


Veramente volete vivere in un paese che continua testardamente con le politiche del proibizionismo, che hanno solo peggiorato le cose, senza poter legalizzare la cannabis, come stanno facendo i paesi più civili e evoluti?


Pensateci un momento.


Veramente volete vivere in un paese in cui metà della maggioranza vuole vederlo diviso tra Nord e Sud, tra ricchi e poveri – perché sempre lì si torna?


Pensateci un momento.


Poi, certo, discutiamo del resto. Ma veramente volete vivere in un paese così?