• Paolo Cosseddu

Votereste Upc - CAL - Alt - PC - Al - Pr. SMART - IdV?



Nei giorni drammatici delle discussioni fra Camera e Senato che hanno portato alla caduta del Governo e poi alla fine della legislatura qualcuno tra coloro che seguivano gli interventi in aula nelle varie dirette avrà notato la comparsa di alcune file di sigle su sigle, tipo scioglilingua, e si sarà chiesto a cosa si riferivano. A un certo punto ha preso la parola Elio Lannutti, e il sottopancia riportava: “Upc - CAL - Alt - PC - Al - Pr. SMART – IdV”. Che starebbe per, nell’ordine, Uniti per la Costituzione (Upc) -


Costituzione, Ambiente, Lavoro (Cal) - Alternativa - Partito Comunista - Ancora Italia - Progetto SMART - Italia dei valori.

Lannutti, per la cronaca, era stato eletto al Senato con il Movimento 5 Stelle, ci era rimasto poco meno di un annetto e poi era passato al gruppo misto, nel quale poi si era formata l’aggregazione CAL – Idv che a sua volta si era ulteriormente articolata fino a raggiungere le dimensioni di uno di quei giochi della Pagina della Sfinge sulla Settimana Enigmistica. Uno “per solutori più che abili”.


Secondo il monitoraggio compiuto da Openpolis, nella scorsa legislatura i cambi di casacca sono stati in totale 449, e hanno riguardato 299 parlamentari su 915 totali, perché ovviamente non solo c’è chi si è spostato più volte, ma c’è anche qualcuno che si è mosso più di un pedone sulla scacchiera o che dal gruppo iniziale è uscito e poi rientrato, tipo ripensamento d’artista.

Nel “Paese del particulare” non ha davvero molto senso mettersi a fare la morale sul fenomeno: del resto l’espressione è mutuata dal Guicciardini, che nel XVI secolo aveva già le idee abbastanza chiare su di noi, e senza nemmeno avere Twitter. La sua era una visione idealizzata, in cui il particulare non era soltanto il proprio interesse, ma la miglior cosa da fare in determinate circostanze (il concetto, nel tempo, si è leggermente inselvatichito). È per questo che è meglio non puntare il dito, domani ci si potrebbe trovare nella stessa situazione: del resto, nella scorsa legislatura Matteo Renzi faceva il Segretario del Pd e tuonava contro chi usciva dal partitone per fondare nuovi partitini, poi nel 2019 è uscito pure lui e ne ha fondato uno, peraltro, proprio ino-ino.


Ma stiamo divagando: dicevamo, non è una questione morale. E nemmeno numerica. Strano a dirsi, nella già citata legislatura precedente i cambi di gruppo erano stati persino superiori, ben 569. Non è un fenomeno nuovo. Però, nell’osservarlo, si scopre un aspetto interessante: il Movimento 5 Stelle, all’ingresso in Parlamento nel 2018, aveva 331 eletti, il gruppo più grande tra i presenti, dovuto al notevole risultato elettorale. Oggi, a poco più di un mese dalle elezioni – per dire che il dato è persino provvisorio – ne ha 159. Meno della metà, più di un salasso (e infatti il paziente ci ha quasi lasciato le penne).


Il che riporta alla memoria quelle prime settimane in cui i giornali cercavano di capire chi diavolo fossero queste torme di sconosciuti che erano stati miracolati dal boom grillino: c’era quello che credeva agli alieni, quello delle scie chimiche, quello dei chip sottocutanei… quella delle coppette mestruali, ve la ricordate? C’è stata tutta una fase “coppette mestruali”, nella storia recente della nostra Repubblica, rendiamoci conto. Poi, col tempo, abbiamo imparato a conoscerli. Alcuni, non tutti, molti altri si spostavano, appunto, come gnu durante le stagioni secche. E quindi abbiamo visto Di Maio trasformarsi da populista a democristianone, abbiamo capito che Paola Taverna è coatta (che non è una corrente di pensiero ma è pur sempre un’indicazione identitaria di cui tenere conto), che Roberto Fico è un po’ più di sinistra e Alessandro Di Battista, come dire, no, anche se lui in Parlamento a questo giro non c’era mentre invece potrebbe esserci al prossimo (al contrario di Fico). È così capitato che alcuni, certamente in buona fede, hanno votato il M5S sulla spinta di un certo malessere, di una voglia di cambiamento, e alla fin fine il loro voto è servito a eleggere qualcuno di cui non si sapeva cosa pensasse, non si poteva prevedere cosa avrebbe fatto, ed è finito a far parte di Upc - CAL - Alt - PC - Al - Pr. SMART – IdV, che non è esattamente quel cambiamento che probabilmente era nelle intenzioni. Non era un effetto previsto, ma è esattamente ciò che succede se fondi un Movimento il cui messaggio più importante è “mandare tutti a casa”, senza badare particolarmente a cosa intendi fare per concretizzarlo: non sai cosa imbarchi. Il problema è che, con la conferma della regola dei due mandati – che avrebbe anche un senso se applicata in un partito che ha una minima base valoriale – e con questo tipo di selezione delle candidature e della classe dirigente, è impossibile sapere in anticipo cosa faranno i prossimi eletti del M5S. Perché nemmeno li abbiamo mai sentiti nominare, perché non abbiamo idea di cosa pensino, se credono agli alieni come alcuni di quelli già citati, se in fondo in fondo sono un po’ fascistoni, se sono compagni che sbagliano: non-lo-sappiamo. Non a caso il M5S in questa legislatura ha fatto parte di tre esecutivi politicamente diversi (opposti, in almeno due casi) e ha governato con tutti tranne che con la Meloni (ma solo perché era lei a essere indisponibile).


Tutto ciò premesso – e la premessa è stata lunga, sorry – davvero la base della sinistra diffusa pensa che ci si debba alleare con questi per fare in Italia una sinistra “à la Mélenchon”? Col rischio non solo di portare in Parlamento qualcuno che poi confluirà nella prossima versione di Upc - CAL - Alt - PC - Al - Pr. SMART – IdV (in fondo sarebbe il meno), ma di dare il sangue e il voto a qualcuno che il giorno dopo ci spiegherà come si vive bene nella Russia di Putin, o peggio? Certo, c’è stata una fase – lunghetta – in cui si parlava di campo largo, si metteva Conte nel campo progressista, ma a parte qualche amministrativa qui e lì ha mai davvero funzionato? Guardate Roma, dove i grillini hanno ricandidato Virginia Raggi senza alcun senso del ridicolo, e anzi oggi le danno un ruolo nazionale, quello vi pareva un movimento politico seriamente intenzionato a darsi finalmente una collocazione nel nostro stesso campo? Sicuri sicuri? E va bene che la sinistra è in crisi, perenne, ma dobbiamo proprio ridurci in queste condizioni? È così che volete dare il vostro voto, bendati? Vedete un po’ voi, poi però non lamentatevi.