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  • Immagine del redattore Paolo Cosseddu

Chissene


«Io dei soldi non me ne occupo mai perché ne ho talmente tanti… 12 o 13mila euro non mi cambiano certo la vita… per me 13mila euro sono un cazzo»: così Vittorio Feltri, in collegamento con La Zanzara, sulla sua volontà di tenersi quei quattro spicci che gli verranno versati dalla Regione Lombardia senza però la minima intenzione di fare per davvero il consigliere regionale.

Che sagoma, Vittorio Feltri. Nella sera finale di Sanremo, quando sul palco è arrivato Gino Paoli e si è messo a raccontare i cavoli privati del fu Little Tony, sui social si commentava con simpatia il privilegio di chi è diventato abbastanza vecchio da poter dire qualsiasi cosa, anche la più imbarazzante, sbattendosene altamente delle reazioni altrui. Che è vero, con l’avvertenza che nel caso delle istituzioni e del soldo pubblico non fa mica più tanto ridere, come nel caso del “pullman di troie” promesso da Berlusconi ai giocatori del Monza, o di Vittorio Sgarbi, altro miracolato di questo turno elettorale, accumulatore seriale di stipendi pubblici (al momento ha una decina di incarichi) e di dichiarazioni inaudite (magari lì per lì non ne viene in mente una recente ma sicuramente l’ha detta).


E infatti, dopo i risultati delle elezioni, gli stessi commentatori da social non erano divertiti come durante Sanremo, anzi si chiedevano come fosse possibile che in una regione in cui la destra nell’ultima legislatura ha fatto disastri, gaffe e sfracelli in particolare durante la gestione dell’emergenza pandemica, quella stessa maggioranza e persino lo stesso Presidente potessero aver ottenuto una riconferma così larga.

Che sagoma, Fontana. O forse no, dopotutto. Ma del Covid non ne vuole più sentire parlare nessuno, ed è anche comprensibile, davvero non ne possiamo più. Anche i reduci della Seconda Guerra Mondiale non volevano parlare delle loro esperienze al fronte, ma santo cielo: almeno non avevano nostalgia di Hitler.


E non è una reductio ad Hitlerum, per carità, non si fa, è un modo scorretto di impostare una discussione o una riflessione. Dire in diretta che 13mila euro non sono “un cazzo”, invece, quello va bene. Tanto, il Covid è passato, o almeno così sperano fortissimamente tutti, anche se le liste di attesa sono rimaste, amen. Non si sentono più le sirene delle ambulanze suonare ovunque per tutta la notte, non si sente proprio più un bel niente, nemmeno ronzare una Tac, a meno che non si sia disposti ad aspettare molti mesi.

L’altra cosa che non si può fare, è dare ragione a Calenda, perché Calenda non ha mai ragione, lo dimostra il fatto che basta impostare un timer da uovo alla coque perché smentisca da solo le cose che aveva appena sostenuto, e quindi si fa anche brutta figura, ad avergli dato retta troppo in fretta. Quindi non gli si può dar ragione quando dice che, in sostanza, hanno sbagliato gli elettori, non è mica vero che hanno sempre ragione. Tesi suggestiva, e come tutte le cose che dice Calenda il primo istinto che provoca sarebbe quello di condividere, ma appunto, meglio di no.


La verità è che gli elettori preferiscono dare 13mila euro a Feltri, che di soldi come ci ricorda ne ha già molti di suo, per non fare niente di niente, che darli a Letizia Moratti, la candidata che Calenda ha scelto malgrado da ogni parte, persino i suoi, gli spiegassero che stava facendo un errore. Infatti, Letizia Moratti non è riuscita nemmeno a farsi eleggere in consiglio regionale, nonostante fosse la lanciatissima candidata presidente del terzo polo e la visibilità le abbondasse in misura ben superiore ai voti che ha effettivamente raccolto. Un risultato interessante, il suo, perché nel già citato disastro sanitario dell’amministrazione Fontana era stata chiamata a salvare la baracca. Con risultati forse discutibili, ma comunque sono cose che non si fanno: agli elettori evidentemente piacciono, i disastri, salvatori no grazie (che poi stiamo parlando di Letizia Moratti, eh). Non che la trombatura rilevi più di tanto: pure lei, se qualcuno glielo chiedesse, potrebbe tranquillamente ammettere che come per Feltri, anzi forse a maggior ragione, in fondo, 13mila euro in più o in meno non cambiano la vita.


Quindi, ricapitolando: se non frega una mazza agli eletti, non frega una mazza ai non eletti, non frega una mazza agli elettori, e non frega una mazza neppure agli astenuti, altrimenti sarebbero corsi a votare, cosa rimane? La domanda resta sospesa, e meriterebbe pure un approfondimento se non fosse che, a pensarci meglio… chissenefrega, giusto?





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