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  • Immagine del redattore Paolo Cosseddu

«Quasi quasi me ne vado»

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Federica Cacciola è un eccellente esempio di quel genere - anche un po’ letterario, ormai - noto come “milanese d’adozione”, sia di persona che nei panni di quella che era stata l’incarnazione che l’ha resa celebre, ovvero Martina Dell’Ombra. Con la sua irresistibile naïveté, il personaggio che tanti utenti social ha tratto in inganno nel corso del tempo è la perfetta commentatrice delle infinite assurdità che chi vive a Milano, con le sue pretese di irraggiungibilità, conosce bene. L’abbiamo quindi raggiunta per chiederle di raccontare la sua esperienza di cittadina dell’“unica metropoli mitteleuropea d’Italia”. Strappandole una rivelazione finale.


Iniziamo dall’esame di “milanesità”, che come sai è una cosa a cui i locali tengono molto, e dal motivo per cui stiamo facendo questa chiacchierata.


Vivo a Milano da quasi 20 anni, praticamente lo stesso tempo che ho passato in Sicilia, da cui me ne sono andata quando avevo 18 anni - e da questi dati i più maligni potranno immaginare la mia età, ma fa niente. In questi due decenni la città è cambiata moltissimo. Che è anche una cosa banale da dire, lo dicono tutti, anzi direi che è anche normale che in un lasso di tempo così lungo una città si modifichi.


A dar retta alla narrazione che se ne fa, parrebbe in meglio, tu non concordi?


Diciamo che, nelle condizioni attuali, con l’inflazione alle stelle, in un posto come Milano e con gli stipendi che non si sono adeguati man mano che il costo della vita aumentava, siamo al punto che persone con ruoli anche importanti, e stipendi conseguenti, direi da manager, con cui dieci anni fa vivevano benissimo, oggi fanno fatica ad arrivare a fine mese. O comunque, serve una certa attenzione. E se questa è la situazione di chi guadagna bene, chi ha uno stipendio normale o addirittura basso non può più nemmeno permettersi di viverci. Soprattutto per via degli affitti, visto che per un monolocale possono volerci 1.200 euro, che spesso, peraltro, è più o meno l’entrata di chi magari ha appena iniziato un nuovo lavoro. Immagino che sia un problema che si registra un po’ ovunque, ma a Milano pesa in modo particolare, anche perché qui resistono determinate sacche di ricchezza, legate per esempio al lusso o alla finanza, che continuano a vivere in una bolla di privilegio: la città mantiene costi altissimi, ma è sempre più elitaria.


Mi viene in mente, per esempio la Stazione Centrale: vent’anni fa era un luogo di degrado, non certo accogliente per i viaggiatori. Oggi è piena di negozi, luminosa e apparentemente più tranquilla, ma se non hai venti euro da spendere non puoi permetterti di metterti da nessuna parte per aspettare il tuo treno.


Beh, diciamo che le stazioni non sono esattamente posti frequentabilissimi, in Italia, da nessuna parte, e certamente in Centrale oggi ci si sente un po’ più sicuri, ma trattandosi di Milano non è nemmeno possibile mettersi a discutere dei venti o dei trenta euro, perché Milano si sente come una metropoli internazionale e in quanto tale costa quanto Parigi, Londra o New York. Peccato che gli stipendi però non siano affatto allo stesso livello. Questo è il punto, è una situazione molto sbilanciata e qui ci stai molto bene se sei molto benestante, e più passa il tempo più nemmeno quella condizione inizia a essere sufficiente. Non mi piace usare il termine “ricco”, ma questo è.


Tra l’altro, tornando al tema della casa, il vantaggio ce l’hanno quelli che hanno avuto la fortuna di ereditarne una.


Sì, beh, non ne ho idea, visto che io l’ho comprata, essendo peraltro siciliana, come dicevo. Non ho ereditato un bel niente, men che mai a Milano dove sono venuta da sola e sono rimasta sola, qui non ho parenti ma solo amicizie che ho costruito nel tempo. Però se devo dirti la verità quella che citi non sono certa che sia una condizione così comune, io in realtà ne conosco pochi, che hanno ereditato. Lo stile di vita tipico, qui, anche con ottimi impieghi, è quello della casa in affitto, quasi sempre piccolina se non addirittura condivisa con altri inquilini.


Ti cito altri esempi, quello riguardante la zona tra Buenos Aires (o “Baires”, come dicono i locali) e Lazzaretto, fino agli anni Ottanta considerata molto poco sicura e troppo piena di immigrati, oggi zona di shopping e localini, e il caso NoLo, ovvero North of Loreto, via Padova e dintorni, che ancora nei primi anni Duemila era tipo “hic sunt leones”, e oggi invece è di gran moda.


Io non considero necessariamente la gentrificazione un male, devo essere sincera. Che un quartiere diventi più fighetto, ma anche più vivibile, mi va bene, anche se ovviamente resta il problema dell’adeguamento degli stipendi allo stile di vita che si vorrebbe imporre. Però segnalo che questo “infighettimento” non rende automaticamente una zona più sicura, anzi. Quello che registro personalmente, da racconti di persone che conosco, ma lo stesso dicono i dati ufficiali, è che nel corso degli ultimi anni a Milano la criminalità è aumentata. Non solo sarebbe bello che, man mano che vengono gentrificati, i quartieri diventassero anche più sicuri, ma segnalo che oggi anche il centro-centro è più pericoloso di prima.


Effettivamente, secondo i dati del Viminale, a Milano avvengono quasi 7mila reati denunciati ogni 100mila abitanti nel 2022 e le denunce sono in crescita del 3,5% nel primo semestre 2023, con livelli di “rapine in pubblica via”, come sono chiamate, che sono tornati quelli del 2007.


Sì, ecco, non è un argomento che personalmente studio, ma sono dati che ho visto riportare anche io, e che sono oggettivi al di là delle esperienze personali che può capitare di sentir raccontare. E con questo non voglio dire che la percezione non sia importante, tutt’altro: chi vive a Milano fa un investimento importante, per poterselo permettere, e se più passa il tempo più ci si sente insicuri anche questo si aggiunge ai problemi di cui abbiamo già parlato.


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