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  • Immagine del redattoreFranz Foti

Rosso Cobalto, vent'anni di lotta allo schiavismo


Come lui stesso ha rivelato in un'intervista al New York Times qualche mese fa, quando nel 2015-2016 per la prima volta gli hanno parlato del cobalto, per Siddharth Kara - autore di Rosso Cobalto - era solo un colore. Eppure quando alcuni suoi colleghi gli hanno parlato delle condizioni delle miniere di cobalto nella Repubblica Democratica del Congo, ha capito che doveva vedere con i suoi occhi per comprendere davvero la situazione. E se quel metallo diventato indispensabile alle nostre vite di tutti i giorni era per lui sconosciuto, di certo non lo era la prospettiva del viaggio, dell'indagine, della denuncia.


Già, perché in vent'anni di ricerca quasi interamente autofinanziata, Kara ha viaggiato in più di cinquanta paesi per documentare i casi di diverse migliaia di schiavi di ogni genere. Ha mappato le reti globali del traffico di esseri umani, esplorato il pericoloso sottosuolo di tratta di schiave sessuali e rintracciato catene di approvvigionamento globali di numerose merci contaminate dalla schiavitù e dal lavoro minorile.


La missione di una vita, quella per i diritti umani, nata addirittura negli anni '90, da studente della prestigiosa Duke University, quando questo brillante giovane del Tennessee di origine indiana, destinato a una carriera di prestigio nell'alta finanza, decide con un gruppo di altri studenti di dare vita al Refugee Action Program, partendo per la Bosnia in aiuto alle migliaia di rifugiati vittime della guerra che allora imperversava nei Balcani.


Da quella prima esperienza, e dagli studi di finanza che ha intrapreso frequentando un master alla Columbia, che Siddharth Kara comprende che per studiare i meccanismi che stanno alla base delle disuguaglianze nel mondo, è necessario un approccio economico e lo studio della schiavitù moderna, che diventa l'oggetto della sua ricerca, e che lo porta, oltre a viaggiare in tutto il mondo per documentare le filiere economiche che si basano sullo sfruttamento di adulti e minori, a diventare consulente diverse agenzie delle Nazioni Unite e numerosi governi sulle politiche e contro la schiavitù. Nel frattempo, soprattutto nel mondo dei media anglosassoni, diventa uno degli esperti più richiesti quando si parla di schiavitù moderna, apparendo frequentemente su CNN, BBC, Guardian, CNBC, National Geographic e in numerosi documentari e film, diventando lui stesso sceneggiatore di un lungometraggio chiamato Trafficked e tratto da un suo libro dedicato alla tratta umana delle donne costrette alla prostituzione.


Come se non bastasse, prosegue la sua carriera accademica che lo porta a diventare docente ad Harvard, alla prestigiosa Kennedy School of Government e, nel 2020, ad essere selezionato dalla British Academy tra i suoi Global Professor per il quinquennio successivo, ottenendo di conseguenza la cattedra di un corso per lui creato sulla schiavitù moderna.


Questo è l'uomo che nel 2018 si reca per la prima volta in Congo, per poi tornarvi in diverse occasioni e nell'arco di molti mesi tra il 2019 e il 2020, intervistando centinaia di uomini, donne e bambini che ogni giorno scavano alla ricerca di cobalto nel cuore del Congo. Non solo, incontra funzionari governativi, attivisti di ONG, operatori nella cooperazione internazionale, mediatori del governo cinese, faccendieri di ogni tipo, milizie più o meno regolari, a volte mettendo a rischia la sua vita stessa.


Da questi tre anni di lavoro, ma anche da una vita dedicata ai diritti umani, è nato Rosso Cobalto, la bruciante, prima in assoluto, esposizione dell’immenso tributo pagato dalla popolazione e dall’ambiente della Repubblica Democratica del Congo all’estrazione del cobalto. Il racconto straordinario di un uomo straordinario, un bestseller del New York Times e di Publishers Weekly, che abbiamo avuto l'onore di portare in Italia e che consigliamo a tutte e tutti di leggere. Perché siamo tutti coinvolti.


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