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  • Immagine del redattoreFranz Foti

Ruanda, il Regno Unito cancella i diritti umani

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Ieri il governo di Rishi Sunak ha annunciato un decreto d'urgenza per assicurare che il suo famigerato accordo con il Ruanda per la deportazione dei migranti sia "inattaccabile".

L'accordo, annunciato per la prima volta dall’allora primo ministro Boris Johnson nell’aprile 2022, mira a trasferire forzatamente i richiedenti asilo presenti sul suolo inglese nel paese africano, con lo scopo dichiarato di "fermare le barche", cioè dissuadere i migranti dall’attraversare la Manica su imbarcazioni di fortuna.


Un progetto criticatissimo dalle opposizioni e dalle associazioni dei diritti umani, che peraltro è stato ripetutamente ritardato da dispute legali. In particolare, il mese scorso, la Corte Suprema del Regno Unito ha stabilito che l'accordo è sostanzialmente illegale, sulla base delle convenzioni internazionali sui diritti umani, e dello stesso Human Rights Act britannico.


Ben lungi dal dissuadere il governo Sunak, la sentenza dell'alta corte ha di fatto prodotto la reazione scellerata di cui sopra, cioè una decretazione d'urgenza con cui il governo britannico intima tribunali e parlamento a "ignorare" ampie parti dello Human Rights Act quanto i possibili (probabili, anzi quasi certi) futuri rilievi della Corte europea dei diritti dell'uomo, che ha già espresso diverse perplessità (per dirla con un eufemismo) sull'accordo UK/Ruanda.


È probabile che stiate pensando che noi si stia esagerando, che la nostra sia un'iperbole per darvi il senso della determinazione del governo Sunak a perseguire i migranti in ogni modo, ma non è così. La bozza del decreto è consultabile sul sito del governo stesso (qui) ed è piuttosto chiara, nella sua follia.


All'art. 2 si legge:

Ogni decisore deve considerare la Repubblica del Ruanda come un paese sicuro.
Un decisore significa: (a) il Segretario di Stato o un funzionario dell'immigrazione quando prende una decisione relativa all'allontanamento di una persona nella Repubblica del Ruanda ai sensi di qualsiasi disposizione o presa ai sensi delle leggi sull'immigrazione; (b) una corte o un tribunale quando esamina una decisione del Segretario di Stato o di un funzionario dell'immigrazione di cui al paragrafo (a).
Come risultato del comma 1, una corte o un tribunale non deve prendere in considerazione una revisione o un ricorso contro una decisione del Segretario di Stato o di un funzionario dell'immigrazione relativa all'allontanamento di una persona nella Repubblica di Ruanda nella misura in cui la revisione o l'appello sono proposti sulla base del fatto che la Repubblica del Ruanda non è un paese sicuro.
In particolare, una corte o un tribunale non deve considerare: (a) qualsiasi pretesa o reclamo secondo cui la Repubblica del Ruanda intenderà o potrebbe allontanare o inviare una persona in un altro Stato in violazione di uno qualsiasi dei suoi obblighi internazionali, compresi in particolare i suoi obblighi ai sensi della Convenzione sui rifugiati, (b) qualsiasi richiesta o reclamo secondo cui una persona non riceverà un'equa e adeguata considerazione di una richiesta di asilo, o altra richiesta simile, nella Repubblica del Ruanda, o (c) qualsiasi appello o reclamo secondo cui la Repubblica del Ruanda non agirà in conformità con il Trattato del Ruanda.
I commi 3 e 4 si applicano nonostante: (a) qualsiasi disposizione prevista da o ai sensi delle leggi sull'immigrazione, (b) lo Human Rights Act del 1998, nella misura prevista dal comma 3 (c) qualsiasi altra disposizione o norma di diritto interno (inclusa qualsiasi common law), e (d) qualsiasi interpretazione del diritto internazionale da parte di una corte o di un tribunale.

In pratica un bel "chissene" non solo delle leggi internazionali sui diritti umani, ma anche delle leggi stesse del Regno Unito, nonché di quella bazzecola che sarebbe la separazione dei poteri.

Ciò nonostante, la destra inglese - e in particolare la corrente parlamentare che sta facendo opposizione a Sunak da destra - non ha chetato la propria rabbia schiumante nemmeno di fronte a questo spettacolo di autoritarismo che sembra uscito da V per Vendetta. Anzi, ieri il ministro dell'immigrazione Jenrick ha rassegnato le dimissioni in polemica con Sunak, e gli ha fatto eco Suella Braverman - leader in pectore della nuova estrema destra parlamentare britannica -, la quale ha immediatamente dichiarato che questa legge non serve a nulla, che è troppo poco e che è addirittura "l'ennesimo tradimento del popolo inglese". Già, perché il governo starà anche cercando di mettere il bavaglio ai tribunali e di cancellare con un colpo di spugna qualche secolo di conquiste in fatto di diritti umani, ma concede ancora la possibilità ai migranti che potranno permettersi una costosa alta rappresentanza legale di presentare appelli su base personale alla deportazione, potranno cioè provare a dimostrare che la loro particolare condizione personale (ad esempio gravi problemi di salute o particolari condizioni di pericolo poste dal Ruanda alla loro incolumità fisica) rende sconsigliabile la deportazione. Robaccia da buonisti, in buona sostanza.


Oltre allo sdegno per l'ennesimo atto violento e intimidatorio dell'internazionale sovranista - ma forse dovremmo chiamarli fascisti e basta, a questo punto - quanto accade nel Regno Unito ci deve preoccupare tutte e tutti perché non vorremmo desse qualche idea a Meloni, che certamente starà provando una certa invidia per la risolutezza del collega d'oltre manica, cui si è chiaramente ispirata nel suo - pur minore - accordo con l'Albania. Ma soprattutto ci pare che nel suo governo ci sia qualche ministro che guarda con ancor maggiore interesse all'opposizione da destra in stile Braverman. Qualcuno ha detto Salvini?


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