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  • Immagine del redattore Paolo Cosseddu

Ursula 1 e Ursula 2



Cosa usano certi leader per spostarsi così velocemente da una sponda politica a quella opposta? Un fuoribordo? Lo avevamo visto fare da Conte, che è passato dal governo con Salvini dei decreti omonimi a quello con il Pd e poi persino con Draghi e poi di nuovo paladino populista, lo vediamo in queste settimane in Ursula von der Leyen, che si ricandida per un secondo mandato da presidente della Commissione europea con un programma votato dai Popolari che è l’esatto opposto di quello del suo primo mandato. Il modello Ruanda proposto dai Conservatori inglesi che aveva giudicato illegale e inapplicabile in Europa? L’ha fatto proprio. Il Green Deal che era stato proposta cardine di questi ultimi cinque anni? Adesso è un costrutto ideologico, meglio ascoltare le necessità delle aziende e pensare alla competitività. Che poi in Germania, Paese che dei Popolari europei è azionista di maggioranza, sia in corso una lotta per frenare l’avanzata dei nazisti di Afd, è una contraddizione che si affronterà in seguito, adesso serve racimolare consenso, e se per farlo c’è bisogno di accantonare la storica alleanza con il Pse per inseguire la destra, si fa di necessità virtù, come abbiamo abbondantemente - ahimé - anticipato sull’ultimo numero di Ossigeno.


In Italia, dove per jella o forse per fortuna su certe questioni siamo sempre un giro avanti, potremmo forse spiegare all’Ursula uscente e a quella entrante che proprio in questi mesi, qui da noi, Tajani sta cercando di riposizionare, seppur blandamente, Forza Italia al centro, giacché a forza di inseguire la destra-destra quella si è mangiata tutto, e Giorgia Meloni spadroneggia: a inseguire la destra, poi finisce che vince la destra, ma pensa un po'. Lo stesso errore fatto a lungo, peraltro, anche dal Pd, malgrado la sua appartenenza ai socialisti europei. Ma questa è un’altra storia, purtroppo.

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