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  • Immagine del redattoreFranz Foti

USA, la lotta sindacale si fa dura. E noi?


Sì, proprio questa settimana si è svolto il secondo dibattito per le primarie repubblicane, e dovremmo raccontarvelo, ma vi basti sapere che

  • La notizia della settimana in campo repubblicano è che Trump avrebbe comprato una pistola.

  • Anche stavolta, però, poi al dibattito non ci è andato.

  • Com’è andato il dibattito? È stata un po’ come nel Wrestling in cui a un certo punto entrano tutti nel ring e cominciano a menarsi a caso. E, come nel Wrestling, era chiaramente un po’ tutto finto.

Un argomento molto più interessante è invece quello dello sciopero del UAW, il sindacato dei lavoratori del settore automobilistico. Dal 15 settembre scorso, infatti, la rappresentanza dei lavoratori di uno dei settori centrali dell’economia americana - anche solo per tradizione - ha fatto incrociare le braccia a 12.700 dei suoi 145.000 iscritti, dando lo stop alle lavorazioni in tre grandi fabbriche rispettivamente di Ford, General Motors e Stellantis. Il motivo dello sciopero è, in sintesi, la richiesta di un sostanzioso aumento dei salari degli operai, per la precisione del 40%. Potrebbe sembrare una richiesta eccessiva, ma è esattamente l’aumento che i consigli di amministrazione delle tre aziende di cui sopra si sono dati solo negli ultimi anni, dimostrandosi molto meno generosi con i propri dipendenti. Tra il 1979 e il 2022, infatti, i salari annuali adeguati all’inflazione dell’1% più ricco dei lavoratori sono aumentati del 145%, mentre i salari medi annuali del 90% più povero sono aumentati solo del 16%, secondo l’Economic Policy Institute. E dopo diversi decenni di declino delle lotte sindacali, negli USA si sta assistendo a una chiara inversione di tendenza.

Lo sciopero dei lavoratori dell’automotive infatti non è certo un caso isolato: dall’agitazione degli sceneggiatori e degli attori a quella degli infermieri, degli operai e degli impiegati di Starbucks, migliaia di lavoratori hanno scioperato negli ultimi mesi per chiedere salari più alti e migliori benefici e condizioni di lavoro. Il sindacato dei camionisti ha recentemente sfruttato la minaccia di uno sciopero da parte di 340.000 membri del gigante della logistica UPS per soddisfare la maggior parte delle loro richieste, compresi aumenti salariali e nuovi furgoni con aria condizionata.


Un trend che va avanti da qualche anno, se ne è parlato molte volte nella rubrica Soapbox di questa rivista e nell’omonimo podcast, come anche nel nostro libro “La squadra” in cui un intero capitolo è dedicato alle lotte sindacali e come queste siano sostenute con forza non solo dalla sinistra dei democratici, ma dallo stesso Biden.


Uno degli sforzi più sinceri ed efficaci della sua presidenza è stato quello di rafforzare le lavoratrici e i lavoratori d’America, con la lotta per l’innalzamento del salario minimo, con il sostegno ai sindacati e la promozione di una maggiore rappresentanza dei lavoratori nelle aziende americane, ma soprattutto spostando la bilancia del mercato del lavoro leggermente più a favore dei lavoratori che non delle aziende. Un intento che ha apertamente dichiarato lo stesso Biden già nel 2021, e lo ha ribadito in tutti i discorsi sullo stato dell’Unione.

Perché tanta insistenza sui sindacati? Perché, con tutti i limiti e i problemi di queste organizzazioni negli USA come in Europa, funzionano. I lavoratori americani iscritti a un sindacato guadagnano in media il 10% in più di quelli che non hanno rappresentanza, e c’è poi un trend storico ancora più evidente: l’adesione ai sindacati è crollata dal 34,2% della forza lavoro nel 1945 a circa il 10% nel 2010, quindi i lavoratori sono diventati meno propensi a scioperare e a lottare per i propri diritti. Tra il 1948 e il 1973, la produttività dell’industria americana è cresciuta del 96,7% e di conseguenza i salari di quei lavoratori - molto più sindacalizzati di quelli odierni, sono cresciuti anch’essi del 91,3%. La situazione è cambiata radicalmente con l’inizio del declino della rappresentanza. I salari sono rimasti stagnanti dal 1973 al 2013, aumentando solo del 9,2% anche se la produttività è cresciuta del 74,4%.


Va riconosciuto a Biden non solo di aver sostenuto lo sciopero del UAW, ma di aver persino fatto il gesto simbolico - la prima volta di un presidente USA - di unirsi a uno dei picchetti dei lavoratori.


Nel frattempo, Ford, General Motors e Stellantis ancora non cedono, anche se hanno già detto di essere d’accordo su un aumento dei salari del 20%. Proprio oggi, intorno alle 19 in Italia, i vertici del sindacato annunceranno, probabilmente, l’estensione della protesta, che dopo due settimane potrebbe arrivare a coinvolgere tutti i 145mila iscritti.


I sindacati italiani hanno annunciato, come ogni autunno, un periodo di mobilitazioni in risposta alle misure del governo Meloni. E se per una volta prendessero ispirazione da oltre-oceano? Forse è venuto il momento anche in Italia di tornare a delle proteste adeguate allo stato delle cose.

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