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  • Immagine del redattore Paolo Cosseddu

Voto di guerra



Il nuovo patto di stabilità è più rigido del precedente, è andata male a chi come l’Italia chiedeva più flessibilità, tranne che su un punto: via libera alla spesa in armi. Siamo alla follia.

Ne abbiamo scritto sul nuovo numero di Ossigeno, ancor prima dei fatti di questi giorni, intervistando Francesco Vignarca per conto della Rete Italiana Pace e Disarmo: per la prima volta, si va verso le prossime elezioni europee parlando senza più alcun freno al riarmo. A Bruxelles quello che ormai è a tutti gli effetti un Consiglio di guerra ottiene di svincolare le spese militari dalle regole di bilancio e, come scrive oggi il Manifesto, i Paesi più indebitati come appunto l’Italia si trovano a sperare negli eurobond per la difesa. Quel che non si può fare per la spesa sociale, quindi, e già prevedendo un forte ridimensionamento del green deal, è invece ammesso quando si parla di munizioni, caccia, sistemi d’arma e così via. Niente a proposito di un sistema fiscale più omogeneo, più redistributivo, e niente su politiche di accoglienza più umane, anzi il contrario: ma i cannoni, quelli sì.

“C’è un dittatore alle porte dell’Europa che minaccia i nostri valori democratici”, recita la propaganda bellicista, peccato che gli si risponda con decisioni sempre meno democratiche, dimenticando che il progetto di Unione europea è nato soprattutto come progetto di pace. I produttori statunitensi, ai quali andranno la gran parte degli ordini, si fregano le mani, noi ci freghiamo con le nostre stesse mani, e la differenza non è solo semantica: incapaci di pensare a politiche davvero comuni, come dimostrano le uscite di Macron o i bilaterali fatti con la Germania, mentre in sede europea si prendono decisioni che non tengono conto della volontà popolare e davvero comunitaria: « Si prescinde da una scelta politica - come ci ha spiegato Vignarca-, e anche dai meccanismi decisionali dei singoli Paesi, che continuano ad andare ognuno per conto proprio, e si parte dal fondo, dagli investimenti in spesa militare».

Intanto, la retorica martella, le dichiarazioni apocalittiche si susseguono, e provengono da ogni parte del sistema politico e mediatico: «L’impressione fortissima - prosegue Vignarca nell’intervista data a Ossigeno - è che questi argomenti vengano usati in modo strumentale solo per arrivare alla conclusione che quindi abbiamo bisogno di spendere più soldi in armi». Proprio così.

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