top of page
  • Immagine del redattoreLaura Campiglio

La guerra delle destre contro i diritti riproduttivi delle donne


Rallentare le donne che vogliono abortire. Consigliare esami inutili, fissare un appuntamento e poi rimandarlo più volte, tenerle in sospeso con mille scuse per quattro, sei, otto settimane così da portarle proditoriamente oltre il termine legale per accedere all’interruzione volontaria di gravidanza: sono le linee guida che Siân Norris, l’autrice di questo libro inchiesta (Corpi sotto assedio, People 2024) sulla cupola antiabortista mondiale, si è sentita ripetere più e più volte quando si è infiltrata nel movimento pro vita Heartbeat International.


Non abbiamo la certezza che queste linee guida siano condivise anche da altri gruppi antiabortisti, men che meno da quelli che opereranno nei consultori italiani, ma che l’interferenza dei gruppi antiabortisti negli spazi protetti dei consultori, da sempre avamposti femministi, sia da oggi considerata pienamente legittima, questo lo sappiamo per certo. Con la consueta eleganza e la solita tattica mimetica dell’emendamento tra mille emendamenti, stavolta al Pnrr (con questione di fiducia annessa, ça va sans dire), è stato di fatto dato libero accesso ai militanti - sarebbe ora di chiamarli così, non “volontari” - pro vita all’interno dei consultori.


Il fatto in sé è gravissimo ma s’inserisce in una strategia più ampia, nella quale - sempre per restare all’ultima settimana - tenderei, forse malignamente, a inserire anche l’enfasi con cui è stata data la notizia dell’approvazione di una mozione d’indirizzo che invita (già troppe parole per sperare in qualcosa di concreto) il Parlamento Europeo a inserire nella Costituzione europea il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza. Se non fossi sicura della buona fede dei giornalisti, nei titoli che sparavano “Ue, diritto di aborto in Costituzione” vedrei - oltre a una semplificazione che sconfina nella fake news - il tentativo di creare nelle donne italiane una falsa sicurezza circa il fatto che i loro diritti riproduttivi non siano, come di fatto sono, a rischio (tanto c’è l’Europa).


E invece l’Europa non ci difenderà, perché - credo sia ormai superfluo ripeterlo, ma già che siamo qui - la mozione approvata non è vincolante: il suo valore è squisitamente simbolico. Per modificare la Carta Costituzionale serve l’unanimità dei 27 Stati membri, ed essendo l’interruzione di gravidanza illegale in alcuni dei suddetti Stati, questo non potrà mai, ma proprio mai, accadere. Possiamo anche  salutare con gioia la battaglia culturale, ma scordiamoci di avere l’aborto in Costituzione europea perché non succederà. (Forse, se vi siete comprensibilmente entusiasmate, era perché avevate fresca nella memoria la notizia dell’introduzione, quella sì concretissima e definitiva, del medesimo diritto nella Costituzione francese? Probabile. Forse siete state indotte a fare confusione da titoli - “dopo la Francia”, “non solo Francia” etc. - che volutamente accostavano due questioni distanti come “che bello sarebbe avere un attico a New York” e “ecco qui le chiavi del tuo attico a New York”? Probabile anche questo).

Non si tratta solo di prendere coscienza del fatto che il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza sia tutt’altro che acquisito e intoccabile, in Italia come ovunque fuoché in Francia (perché Macron ha voluto inserirlo nella Carta? Perché sa bene chi potrebbe arrivare all’Eliseo dopo di lui). Si tratta anche di rendersi conto di quanto sia a rischio. Per questo vi consiglio caldissimamente questo libro per il quale però dovete avere lo stomaco forte, perché la lotta senza quartiere che l’estrema destra sta ingaggiando contro i diritti riproduttivi delle donne è qui descritta in un’ottica che fa sembrare il caro vecchio “patriarcato semplice” una passeggiata di salute. Impedire alle donne bianche di abortire (e, di contro, incoraggiare le non bianche a farlo) obbligare le donne bianche a figliare in un numero di tre o più bambini bianchi ciascuna è per le destre neofasciste la contromisura più efficace alla cosiddetta sostituzione etnica, una teoria complottistica che tutti sappiamo essere delirio puro e semplice ma che da qualche tempo, in Italia, citano impunemente ministri, giornalisti e intellettuali di destra. Non si tratta, come potremmo ottimisticamente pensare, delle farneticazioni di quattro invasati ma di un movimento globale che parte dai bassifondi del web con le subculture dei Red Pill o delle Trad Wives e trova poi sponda in esponenti politici più o meno presentabili (ma che si presentano eccome, e vincono anche), foraggiati da una rete di finanziatori globali a cui l’Italia non è estranea.


Leggetelo, poi andate a vedere bene chi è alleato con chi alle elezioni europee. E solo dopo, vi prego, andate a votare.

Comments


bottom of page