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  • Immagine del redattore Paolo Cosseddu

La metastasi

Aggiornamento: 27 gen

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Può l’idea del fascismo, in una democrazia matura, ma anche in una immatura, in qualsiasi tipo di società, essere completamente sradicata? È una convinzione che abbiamo accarezzato, per un po’, più o meno dalla fine della Seconda Guerra mondiale fino al crollo del muro di Berlino. C’era la guerra fredda, e la paura dell’inverno nucleare, ma su una cosa eravamo abbastanza d’accordo: che i fascisti non li volevamo più in mezzo alle balle o, per dirla in termini più consoni, che non dovevano far parte dell’arco costituzionale. Non che fossero estinti, c’erano eccome in forme anche organizzate, non solo folcloristiche, con infiltrazioni nelle istituzioni e stagioni come quella del terrorismo nero. Ma tutto sommato stavamo abbastanza tranquilli, tanto da spingerci a fare considerazioni del tipo che una democrazia forte ammette qualsiasi tipo di idea, anche quella di chi la vuole distruggere. Col senno di poi, era una bella sensazione. Ma illusoria.

 

Infatti, dopo il 1989, le cose sono iniziate a cambiare, abbastanza repentinamente, come se la fine del “pericolo rosso” suonasse un via libera anche per il campo opposto. Molti anni dopo, durante un comizio, Silvio Berlusconi rivendicò la primogenitura di quello sdoganamento, e disse che “i fascisti li abbiamo portati noi al Governo”. E il resto lo sappiamo: uno scivolamento, ripido, un po’ ovunque. In Germania c’è un partito, l’Afd, che ha partecipato a una riunione per pianificare la deportazione degli immigrati, una specie di Wannseekonferenz nemmeno tanto riveduta e corretta, e non si può nemmeno definirlo marginale, visto che ormai viaggia intorno al 20 per cento. Negli Stati Uniti, per quanto possa sembrare incredibile, è sempre più forte la preoccupazione che Trump possa rivincere, supportato dalle sue milizie suprematiste. Dell’Italia sappiamo, la seconda carica dello Stato è un collezionista di busti di Mussolini e la Premier guida una maggioranza che ondeggia tra il tentativo di ripulirsi per accreditarsi sullo scenario internazionale e le cadute nostalgiche che però si ripetono con una certa frequenza.

 

Non siamo più, quindi, nella stessa situazione sospesa in cui eravamo dal dopoguerra a tutti gli anni Ottanta, e di folcloristico c’è ormai ben poco. Di fronte a questa evidenza, però, la maggior parte dei commentatori continua a definire le posizioni di chi ne parla con qualche preoccupazione come un “antifascismo di maniera”. Intendendo con questo che le opposizioni dovrebbero concentrarsi sulle vere mancanze del Governo in tema di economia, lavoro, e altre questioni secondo loro “più concrete” e di maggiore interesse per un Paese che - sempre secondo loro - il fascismo non sa cos’è e non ne vuole sentire parlare. Poi, gli stessi commentatori scrivono di episodi come quello della commemorazione in via Acca Larenzia - oltre che per ricordare che è un copione che va in scena ogni anno, con ogni tipo di maggioranza, e purtroppo è vero - chiedendo prese di distanza che puntualmente non arrivano, e riportando la difficoltà di chi oggi guida il Paese a distaccarsi una volta per tutte da quella storia.

 

Anche loro, alla fine, ammettono implicitamente che questo ritorno del fascismo non è poi così tanto un’allucinazione, e però l’antifascismo non va bene perché è “di maniera”. E quindi? Anche ammettendo che sia come dicono, e che comunque si tratti di estreme che poco o nulla pesano nelle stanze dei bottoni, lo slittamento è evidente: nel Paese, nelle istituzioni, nell’espressione di un voto che premia sempre di più idee antidemocratiche, nelle forze dell’ordine e in quelle militari sempre meno timide nell’esprimere le loro posizioni, e soprattutto nella cultura diffusa, non ce lo stiamo sognando, sta accadendo. Quando si asporta un cancro, come è successo con la liberazione dal nazifascismo, basta che anche solo pochissime celluline tumorali rimangano nell’organismo perché il tumore torni in mille metastasi letali. Con la differenza che, mentre a volte la chirurgia ha successo nel rimuovere completamente il male, le idee sono come un virus molto più subdolo e resistente a qualsiasi terapia, basta una singola persona e tornano a divampare. Come per certi mali tremendi, forse guarire del tutto non si può, si deve restare sempre vigili, insistere con le terapie, e il primo passo deve essere quello di prendere coscienza e di non negare la propria condizione.

 

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