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  • Immagine del redattoreStefano Catone

La pista da bob di Cortina e il nazionalismo straccione

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«Ma vi pare che un governo come il nostro fa una pista da bob in Germania e in Svizzera? Noi siamo italiani e orgogliosi di esserlo e faremo in Italia la pista da bob». È questo il nazionalismo straccione col quale la ministra Daniela Santanchè, ospite del Forum internazionale del Turismo italiano a Genova, ha difeso la costruzione a Cortina della pista da bob per le Olimpiadi invernali del 2026.

Ma andiamo con ordine. L’estate scorsa scrivevamo su queste pagine che erano in previsione i lavori di demolizione del vecchio impianto di Cortina per fare spazio a un impianto per skeleton, bob e slittino, per un costo previsto pari a 120 milioni di euro, contro previsioni iniziali per 47 milioni. "E poi ci sono i costi di esercizio” dichiaravano Marco Albino Ferrari e Pietro Lacasella: “400mila euro all'anno, per 35 praticanti italiani nelle diverse specialità, maschi e femmine". E ovviamente i costi ambientali, tra i quali un lariceto. Il bando di gara, inoltre, è andato deserto, per cui la strada segnata ora è quella di una procedura negoziale.


Dalla mobilitazione estiva tante cose sono cambiate, perlomeno nel discorso pubblico. Molte persone hanno manifestato, la provincia di Belluno si è schierata contro la realizzazione dell’impianto a Cortina, la città di Innsbruck ha mostrato la propria disponibilità nel mettere a disposizione il suo impianto, Giovanni Malagò (presidente del Coni) ha dichiarato che “sono emerse criticità” sull’impianto a Cortina, persino Luca Zaia aveva assunto, questa estate, una posizione attendista e di valutazione. Da ultimo, un paio di settimane fa, si era espresso nuovamente il Comitato Olimpico Internazionale attraverso Kristin Kloster, capo della commissione che si occupa dei Giochi italiani, “sottolineando che la costruzione o ricostruzione di una nuova venue non è ritenuta essenziale per le gare di bob, slittino e skeleton di Milano Cortina 2026”. E ancora: “In linea con le raccomandazioni dell’Agenda Olimpica 2020 il Cio è stato inequivocabile nel sostenere che nessun impianto permanente dovrebbe essere costruito senza un chiaro e visibile piano di legacy”. È il CIO stesso a raccomandarlo e, soprattutto, a mettere in guardia sull’eredità della struttura, qualora fosse realizzata – probabilmente ricordandosi del destino che è stato riservato alla pista torinese di Cesana Pariol, ultimata nel 2005 per le Olimpiadi invernali del 2006, abbandonata nel 2011, e rientrata anch’essa tra le possibili opzioni per il 2026 con la visita ufficiale del vicepremier Tajani solo due mesi fa.


È una lunga storia quella delle piste da bob e slittino realizzate e abbandonate nel nostro Paese (raccontata qui da l’Ultimo Uomo), del tutto ignorata da una ministra del Turismo (quale tipo di Turismo, bisognerebbe chiedersi) e da un Governo che neppure di fronte all’emergenza climatica e alla fragilità degli ambienti alpini sembra volersi fermare nel nome – appunto – del più straccione dei nazionalismi.

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