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  • Immagine del redattoreFranz Foti

Diritto all'aborto e Pnrr: e dopo le europee?


È di qualche giorno fa la notizia, già commentata su questa rivista da Laura Campiglio, del blitz di Fratelli d'Italia per dirottare fondi del Pnrr all'inserimento istituzionalizzato dei gruppi pro-vita (o per meglio dire anti-abortisti) dentro ai consultori.


Nel frattempo, a questa vicenda si sono aggiunti un paio di ulteriori elementi di riflessione. Primo su tutti, la sostanziale bocciatura da parte della Commissione europea di questo emendamento, con la portavoce della stessa che ha dichiarato che «la legge sull'aborto non ha alcun legame con il Pnrr». Ma non solo dall'Europa, le prese di distanze arrivano anche dalla stessa maggioranza di governo italiana, anzi dal governo stesso, con il vicepremier Salvini che addirittura rivendica che «la scelta ultima spetta alle donne».


Pericolo scampato, quindi? Tutt'altro, l'intera vicenda dovrebbe impensierirci moltissimo, perché la vera domanda è: dopo le europee, che ne sarà di questa storia?


Se davvero la tornata elettorale del giugno prossimo sancirà l'alleanza di ferro tra liberali, popolari e destra - uno dei temi centrali dell'ultimo numero della nostra rivista - pensiamo davvero che avremo ancora un parlamento che, seppur in maniera non vincolante, voterà per inserire l'aborto nella Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea? Pensiamo davvero che la prossima commissione - chiunque la guidi - boccerà anche solo per tecnicismi i blitz antiabortisti di Meloni&co? Pensiamo davvero che Salvini, passata la smania di smarcarsi dalla premier ad ogni occasione per racimolare qualche voto, spenderà anche solo una parola per difendere quei diritti femminili che illustri esponenti del suo partito cercano di smantellare da anni?


L'intera vicenda, purtroppo, comprese le ultime novità, non fa che mostrare la portata dell'attacco cui le donne sono sottoposte dal patto d'acciaio tra cattolicesimo oltranzista - di cui la ministra Eugenia Roccella e l'autore dell'emendamento Lorenzo Malagola sono esponenti di punta - ed estrema destra. Se oggi questa aggressione subisce ancora un timido contrattacco, a livello istituzionale, è solo in virtù delle vestigia di quell'argine agli estremismi che era un tempo elemento fondante dell'Ue stessa, e di quel minimo di inevitabile tensione elettorale che persino una campagna ad oggi preoccupantemente anemica come quella in vista del voto di giugno porta con sé.


Purtroppo questa battaglia - che come tutte quelle per i diritti fondamentali non è mai veramente vinta né mai veramente finita - è entrata in una nuova fase, quella dell'istituzionalizzazione.

Come mostra in maniera evidente Siân Norris in Corpi sotto assedio, quando le idee neofasciste sull'ordine naturale - cui lo stesso Malagola ha fatto riferimento - passano dalle frange estreme alle istituzioni, diventano politica di governo. Lo abbiamo visto negli USA, in Polonia, in Ungheria, lo stiamo vedendo anche in Italia.


La posta in gioco è questa, siamo tutte e tutti coinvolti. Se non li fermiamo, quello che oggi sembra un blitz, domani sarà politica comune dell'Europa.

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