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  • giuseppe civati

Quello che non hanno


Non è una camicia bianca. Quello che non hanno è una rassegna pressoché infinita del tipo “latte versato” su cui piangere è troppo tardi.


I responsabili che ancora pontificano dovrebbero farsi da parte, mentre li vediamo egemonizzare il congresso e il dibattito politico. Più che di credibilità, si dovrebbe parlare di incredulità o, forse, proprio di incredibilità.


Meloni e la sua fratellanza rispondono con la più classica delle repliche: «Perché vi agitate tanto, siete stati al governo per un decennio, perché non lo avete fatto voi?». Argomento grezzo e però veritiero.


Ecco la rassegna – che porta a una generalizzata rassegnazione:


Superamento Bossi-Fini. Cancellazione del reato di clandestinità. Per non parlare del Codice per le Ong (già fatto, Minniti) e del Daspo urbano (già fatto, Minniti-Orlando).


Progressività fiscale, patrimoniale, riforma dell’imposta di successione e spostamento della tassazione dal lavoro alla rendita.


Salario minimo. Riduzione precarietà e riassorbimento delle millemila tipologie contrattuali.


La scuola che da pubblica diventa privata, ma con i soldi dello Stato. Buona, la scuola…


La riforma della sanità, che si andava privatizzando e deterritorializzando più o meno dappertutto.


Legge sul consumo di suolo, legge sull’economia circolare e, insomma, legge sul clima (quale clima?).


Riforma della legge elettorale (già fatta, Renzi-Gentiloni-Rosato) con voto per i fuorisede.


Scioglimento organizzazioni fasciste.


Legalizzazione cannabis. Eutanasia legale.


Tampon Tax (già fatta, da Meloni…).


Si sente ripetere: «La sinistra riparta da». Forse è meglio che la sinistra parta da un’altra parte e non dalle stesse persone e, soprattutto, dalle stesse logiche correntizie (e torrentizie, nelle loro dinamiche).


Anche perché nel centrosinistra italiano, quel poco che ne rimane, è tutto un caleidoscopio di personalità politiche che di volta in volta cambiano colore e forma. Le stesse persone e le loro correnti passano dall’Agenda Draghi alla critica all’ordoliberismo, dalla gestione del partito di tutti alla barricata sinistrorsa, dal richiamo alle origini al rifiuto delle origini, da Conte a Calenda, entrambi sostenuti nel recente passato come leader e baluardi.


Dall’autocritica rituale siamo passati all’autoassoluzione e alla riproposizione di se stessi, a cui si è aggiunta la mutevolezza delle posizioni, delle correnti e delle alleanze, più o meno con chiunque. Quello che è stato fermo, è rappresentato dalle politiche che non si sono volute affrontare. E che pesano come macigni su tutti noi.

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