• Giuseppe Civati

Senza paura



C’è da aver paura delle forze che agitano la paura per prendere voti. Fanno venire paura agli elettori e ce la fanno venire anche a noi, di rimbalzo. È come se fosse quel lato oscuro a risucchiarci tutti quanti. Un paese impietrito, di fronte alla propaganda dell’estrema destra e alla fissità del mondo che le si contrappone.


Per evitarlo c’è solo un modo. Rompere il muro della disillusione, della rassegnazione, dell’inerzia del “tanto le cose possono solo peggiorare”, con qualcosa che ci parli di speranza e soprattutto di volontà: volontà di cambiare, di rompere lo schema di una politica che non funziona più, di meccanismi elettorali indegni di un paese civile, di scelte autoconservative di un ceto politico che solo quello sembra conoscere. E di immaginare soluzioni che non abbiamo mai provato.


Guardare avanti, non indietro, verso un passato che in ogni caso non tornerà.


Guardare con lucidità a ciò che ci attende, non viverlo con la paura di ciò che verrà – quella che già abbiamo e quella che altri aggiungono a piene mani.


Alla paura come principale spinta elettorale, dobbiamo contrapporre qualcosa che ci pare fuori moda soltanto perché ci siamo fatti fregare da tutti coloro che hanno puntato sul panico e lo spavento.


Perché la politica è quella cosa, da fare insieme, che disegna il futuro, che ci rende più forti tutti quanti, che ci libera dallo sfruttamento e dalla soggezione verso i potenti. Quando abbiamo smesso di considerarla così, abbiamo lasciato spazio a una forma della politica in negativo, potremmo dire, che si muoveva in tutt’altra direzione. E che ci ha portati fino a qui.


Spaventati votiamo male, orgogliosi e convinti votiamo meglio.